Abramo in valle Bormida

A=0 (la vera numerazione dell'alfabeto ebraico)

Alfabeto ebraico con i numeri A=0, B=1, G=2...:

EbraicoNumeri
AlephA0
Beth/BeithB1
GhimelG2
DalethD3
Heh4
Waw/VavV5
Zajn/ZainZ6
Keth/HeithH7
Teth/Teitht8
YodY9
Kaph/KafK10
LamedL11
MemM12
NunN13
Samek/SamechS14
Ayin^15
Pee/Phe'P16
Tzadi/Tsade'z17
Koff/QofQ18
Resh/ReishR19
Shins20
Tau/TavT21

Il numero zero greco

Nei documenti greci più antichi (praticamente i primi testi alfabetici a nostra disposizione) la lettera A greca viene costantemente usata con il valore zero, il cosiddetto "alfa privativo"), l'uso della lettera alfa (la lettera A) come prefisso indicante "mancanza, privazione, negazione"... un vero e proprio "zero" che mostra platealmente come nel passato più antico la lettera A ebraica valesse anch'essa zero (lettera A ebraica/fenicia che viene riconosciuta ufficialmente come antenata della A greca)

Il numero zero babilonese

Il numero zero esisteva ufficialmente tra gli antichi Babilonesi che sono tra i piu' vicini al mondo ebraico. Il simbolo usato dai Babilonesi è un doppio segno obliquo che collima benissimo con la "differenza di valori" dato che è costituito da due segni uguali la cui differenza di valori, essendo due segni uguali, è uguale a zero.

Lo zero babilonese (the Babylonian zero)

I Babilonesi pero' non sempre scrivevano lo zero con due tratti obliqui. Prima che si consolidasse l'uso di tali due segni obliqui, usavano dei segni cuneiformi pressoche' uguali alla lettera A fenicia (da tutti considerata l'antica A ebraica):

Gli "hook" (in lingua italiana "uncino") sono segni cuneiformi usati per i numeri che a seconda di come vengono scritti valgono zero, dieci, venti, trenta eccetera. Nell'immagine seguente possiamo ammirare tali "hook" pressoche' uguali alla A fenicia (dato che i numeri dieci venti trenta eccetera fenici/ebraici avevano una forma totalmente diversa il "valore babilonese" assegnabile alla A fenicia/ebraica e' unicamente il numero zero):

Lo zero babilonese usato per scrivere il numero sessanta (the Babylonian zero writing the number sixty)

La disposizione "in diagonale" dei due segni che rappresentavano lo zero era fondamentale per distinguerlo dai medesimi due segni che messi uno di fianco all'altro rappresentavano il numero venti, come mostrato nella figura seguente:

Lo zero babilonese uguale alla lettera aleph fenicia (the Babylonian zero like the phoenician ancient hebrew aleph)

Nel libro "Zero. Storia di una cifra" vengono riportati ulteriori segni cuneiformi che venivano usati per indicare lo zero prima che venissero comunemente usati i due tratti inclinati. Uno scriba babilonese contemporaneo del sopracitato Bel-ban-aplu li scriveva con un "uncino" soltanto che, come si può constatare nella figura seguente, e' pressoche' uguale alla A fenicia/ebraica

Lo zero babilonese uguale alla lettera aleph fenicia (the Babylonian zero like the phoenician ancient hebrew aleph)

Due dei segni cuneiformi usati per indicare lo zero nel sistema numerico sessagesimale vengono entrambi chiamati "suplu" nella lingua akkadica (gli Akkadi sono ufficialmente i semitici più antichi che conosciamo). In particolare, il segno pressoché uguale alla aleph fenicia oltre che "suplu/sapalu/supalu" viene chiamato anche "palasu/pilsu", con le consonanti che cambiano posto da "sPL" a "PLs" e che sono quindi vicine all'ebraico "sALP" che significa "che è Aleph".

Lo zero babilonese uguale alla lettera aleph fenicia (the Babylonian zero like the phoenician ancient hebrew aleph)

In particolare, uno dei segni usati per indicare lo zero significa anche "buco" la cui rappresentazione grafica nei "Proto Language Monosyllables" e' uguale a un cerchietto vuoto che diventera' il simbolo zero dei numeri indiani:

Dal buco sumero/babilonese alo zero indiano (from the Sumerian/Babylonian hole to the Indian zero)

E' comunque utile ricordare, sottolineandolo, che fin dagli esordi della numerazione sessagesimale sumera cuneiforme (circa cinquemila anni fa) lo zero esisteva concretamente anche se veniva rappresentato con uno spazio vuoto.

Nel saggio intitolato "Plimpton 322: A Universal Cuneiform Table for Old Babylonian Mathematicians, Builders, Surveyors and Teachers", l'autore Rudolf Hajossy dice chiaramente:

E dunque nella pubblicazione sopracitata e' presente la figura che riporta correttamente i sessanta simboli usati nell'antica numerazione sessagesimale sumera nonche' babilonese dove la prima posizione e' occupata da uno "spazio vuoto" che corrisponde al "numero zero" (diversamente da molte pubblicazioni che riportano solo 59 segni cuneiformi dimenticandosi del fondamentale "spazio vuoto" che indicava lo zero di tale numerazione):

Lo zero babilonese esisteva e veniva rapppresentato da uno spazio bianco (the Babylonian zero is represented by a blank space)

Il numero zero egiziano

Sebbene quasi ovunque si scriva che gli Egiziani non avevano lo zero nel loro sistema numerico... tale zero esisteva ufficialmente gia' quattromila anni fa e anche oltre...

Esistono reperti storici egiziani in cui lo zero esiste concretamente, come indicato nel brano di questo libro in cui abbiamo la testimonianza che veniva usato il segno "nfr" (somiglia al segno di Venere, cerchio con croce sopra) per indicare che il totale di alcune sottrazioni aveva zero come risultato (e' quindi ufficialmente certo che i numeri egiziani venivano usati insieme a questo segno che aveva valore zero... faceva anche lui parte della numerazione egiziana):

La trascrizione del papiro egiziano in cui viene comunemente usato il segno "nfr" per indicare lo zero come risultato di alcune sottrazioni e' presente nella pubblicazione Zeitschrift für Ägyptische Sprache, vol. 57, 1922, pp. 51-68, and plates 1**-24**". Essendo un papiro della tredicesima dinastia secondo la datazione ufficiale è stato fatto tra il 1793 e il 1645 avanti Cristo (chi ha studiato il papiro riporta che la data esatta dovrebbe essere il 1770 avanti Cristo). Nell'immagine seguente è visibile parte della trascrizione del papiro in cui compaiono in basso tali segni "nfr" (cerchietto con doppia croce sopra) che indicano lo zero come risultato delle soprastanti sottrazioni (i numeri che compaiono nella trascrizione ovviamente non sono quelli originali ma la traduzione dei segni numerici fatta dall'autore per comodita' di lettura):

NFR, nefer, lo zero egiziano come risultato di sottrazioni (NFR, nefer, the Egyptian zero as result of subtractions)

Lo stesso segno nfr veniva usato come "punto iniziale" per le misure relative alle costruzioni, per indicare in termini semplici il punto "zero" da cui partiva la misura, con la conseguenza che abbiamo:

NFR, nefer, lo zero egiziano (NFR, nefer, the Egyptian zero)

Riassumendo, nell'antichità egiziana dire "da qui all'infinito" si diceva "dallo zero all'infinito" e anche questo conferma la mia ipotesi che dire "dalla Aleph alla Tau" avesse come valore "da zero alla Tau" nonostante poi Greci e Latini, nonché la nuova tradizione ebraica, abbiano standardizzato tali valori nell'inesatto "da uno all'infinito" (dall'alfa all'omega).

L'esistenza di questo zero egiziano e' fondamentale nell'affermazione che le civilta' antiche mediorientali conoscevano benissimo il concetto di zero e ciascuna di esse aveva il suo modo di rappresentarlo (da questo la presente ipotesi che l'aleph ebraico fosse lo zero ebraico che in seguito hanno grecizzato dandogli il valore della numerazione ionica con cui avevano unificato gli alfabeti della Grecia antica).

Zohar

Nel Libro dello Splendore (SFR ZVhR, "Sefer ha-Zohar"), l'Altissimo aveva prima parlato con tutte le altre lettere partendo dall'ultima. Arrivata la lettera B, l'Altissimo dice: "sara' di te che mi serviro' per procedere alla realizzazione del mondo, e tu sarai, quindi, il fondamento dell’opera della creazione"... un chiaro riferimento che la B e' molto importante con il suo valore B=1... altrimenti non sarebbe un "fondamento dell'opera della creazione" se fosse il numero 2... (tra parentesi, la Bibbia inizia con la parola BRAsYT la cui prima lettera e' la lettera B ed e' corretto iniziare con il numero uno perche' la lettera A, il numero zero, in questo caso viene prima della Bibbia quando ancora non e' stata ancora scritta alcuna lettera sulla pagina bianca).

Poi arriva la lettera A, o meglio e' l'Altissimo a recarsi da lei perche' non si era presentata... come se il valore zero non facesse parte della numerazione... e l'Altissimo dice: "benche' sia la lettera Beth quella di cui mi serviro' per edificare il mondo, tu sarai di complemento, perche' sarai la prima di tutte le lettere..."

Come ipotizzato, B=1 e' la base per edificare il mondo mentre A=0 e' la prima di tutte le lettere, che non significa per forza che valga uno ma solo che e' la prima lettera e vale zero se iniziamo a contare correttamente partendo dal numero zero.

Poi prosegue: "non avro' alcuna unita' se non in te, sarai la base di tutti i calcoli e di tutti gli atti compiuti nel mondo, e non si potra' trovare unita' in nessun luogo, se non nella lettera Aleph"... e qui non dice che vale uno... anzi noi SIAMO NOI STESSI (SIAMO UNITA') SOLO CON IL NUMERO ZERO perche' con qualsiasi altro numero saremmo noi insieme a qualcos'altro... quello che dice l'Altissimo sembra chiaramente una definizione di numero zero...

The book of Thoth

Aleister Crowley nel suo libro "The Book Of Thoth" assegna il valore zero alla lettera Aleph ebraica tramite la carta dei tarocchi del folle (matto, fool, loco):

Esatto... il famoso Aleister Crowley dice che "la caratteristica veramente importante di questa carta (associata alla lettera Aleph) e che il suo numero dovrebbe essere zero"...

A pagina 39 del libro si riporta che chi aveva assegnato numeri e lettere ebraiche ai tarocchi non conosceva la dottrina segreta dello zero cabalistico e quindi, ponendo la carta del folle tra la XX e la XXI aveva sbagliato tutte le attribuzioni tranne quelle dell'ultima carta (la XXI che restando in entrambi i casi al suo posto mantiene sia il valore ventuno sia la lettera ebraica T).

Il testo prosegue dicendo che la vera attribuzione di numeri e lettere ebraiche era segretamente custodita nel "Santuario" e solo per la "catastrofe" del 1899/1900 fu resa pubblica la "lezione segreta" impartita ai membri del "Grade of Practicus of the Hermetic Order of the Golden Dawn":

La parte abbastanza "confusa" riguardante l'Aleph sembra essere un estratto (inizia a pagina 122), messo insieme agli altri testi, che francamente si capisce poco... uno, zero, cento, undici, divinità egizie, indiane, greche.. anche se alcune frasi sono comunque chiare nel ribadire che Aleph e' uguale a zero:

Sistema numerico additivo, sottrattivo, moltiplicativo, divisivo

Si riporta quasi ovunque che i Greci, e altri popoli dell'antichita', usassero le lettere per comporre i numeri usando esclusivamente il sistema numerico additivo... ma questo non e' assolutamente vero... basti guardare la seguente antica tavoletta di cera in cui le lettere greche vengono usate per comporre numeri con il "sistema numerico moltiplicativo", moltiplicando cioe' il valore di una lettera con il valore della lettera seguente (in particolare viene usata in questo caso la numerazione A=1 divenuta la numerazione tradizionale che ha sostituito l'antica numerazione A=0):

Lettere greche usate per comporre numeri con il sistema numerico moltiplicativo

I valori di due lettere affiancate possono quindi non solo essere sommati ma anche moltiplicati (come nell'esempio appena visto) oppure possono anche essere sottratti oppure divisi tra loro.

Alcune parole ebraiche riguardanti i calcoli temporali (le parole mese soalre, mese lunare e anno solare) mostrano l'utilizzo contemporaneo di addizione, divisione e moltiplicazione:

Un manoscritto di Qumran (4Q321), redatto per assicurare la corretta successione delle famiglie sacerdotali che prestavano servizio al tempio, ci fornisce informazioni estremamente precise sulla struttura del calendario solare in uso presso i Qumraniani. Era composto da 12 mesi che alternavano 30 e 31 giorni per mese secondo il seguente ciclo:

Con A=0 la parola HDs ("mese") sono tre lettere la cui somma sono i 30 giorni di un mese SOLARE:

1 mese ebraico = 30 giorni (1 hebrew month = 30 days)

Sottolineo che HDs e' il mese SOLARE perche' se parliamo di mese LUNARE la parola apposita esiste gia', e' la parola YRH ("luna" che in quanto luna equivale appunto a un mese lunare di 28 giorni che formano 4 settimane):

1 mese lunare ebraico = 28 giorni (1 hebrew lunar month = 28 days)

L'uso della moltiplicazione ci permette di calcolare il numero di settimane presenti in un anno solare (in ebraico la parola sNh):

1 anno ebraico = 52 settimane (1 hebrew year = 52 weeks)

Differenza di valori

La differenza di valori è particolarmente utile quando le cose hanno iniziato a ingarbugliarsi, con persone che usavano la numerazione A=0 e altre quella A=1, per non parlare di coloro che utilizzavano A=21 (alfabeto rovesciato ATBs (Atbash, Athbash).

Una soluzione per uniformare tali diverse numerazioni e' quella di usare la "differenza di valori" dato che la differenza di valori tra due lettere è sempre uguale anche usando numerazioni diverse, come mostrato nel seguente esempio.

La cosa molto significativa e' che il numero 3 e' il plurale dell'antichissima lingua egiziana:

Quella presente nella seguente figura e' una statuetta ritrovata nel villaggio neolitico di Passo del Corvo (provincia di Foggia) che risale a quasi 8000 (ottomila) anni fa (datazione 5700-5300 avanti Cristo):

AM, madre ebraica nel neolitico italiano (AM, hebrew mother in the Italian neolithic)

I segni presenti sulla statuetta collimano sia con l'immagine materna della statuetta sia con la parola ebraica AM che significa madre. Possiamo notare la classica M usata negli alfabeti che arriveranno secoli dopo (identica alla M fenicia) e soprattutto la lettera A minoica/micenea rappresentata nei secoli successivi con l'immagine di un'ascia bipenne.

Il sistema numerico sottrattivo e' presente in questa antichissima lettera A per il fatto di essere costituita da una coppia di elementi uguali (due triangolini) la cui differenza nel sistema numerico sottrattivo e' sempre zero con qualsiasi coppia di caratteri uguali, a prescindere quindi dal valore letterale oppure numerico del simbolo "triangolino". AA, BB, GG, DD... sono coppie di lettere uguali che hanno valori la cui differenza e' zero.

Esempi

Nella lingua ebraica per scrivere "albero dentro foresta" si scrive "albero B-foresta"








La divinita' ebraica, YhVh, ha le lettere 9-4-5-4 il cui totale e' 22 (le 22 lettere dell'alfabeto con cui si compone tutto il creato):

Con la numerazione A=0 la massima divinita' ebraica YhVh e' la protagonista di un reperto sumero datato 5000 anni fa, il cosiddetto "Gioco reale di Ur". Allego immagine:

mano (YD, hand) e palmo della mano (KP, palm of the hand)

Se consideriamo il nome divino YhVh:

Siccome i numeri vengono scritti con le lettere ecco nascere il problema che chi usa la numerazione tradizionale A=1 non puo' pronunciare il nome divino:

Andiamo adesso oltre mostrando che grazie alla congiunzione ebraica la divinita' YhVh vale uno:

La lettura del nome YhVh usando la congiunzione ebraica V per sommare i valori delle due lettere h fornisce quindi tale nome Yt che letto da sinistra a destra come fanno i greci e i romani, diventa praticamente uguale alla divinita' romana/greca, "dius/theos". Se vogliamo considerare anche i suffissi -os e -us usati nella lingua greca e latina basti ricordare che in quella posizione equivalgono al prefisso ebraico s- con il significato "che e'":

Dalla divinita' ebraica YhVh al dio/dius romano e al theo/theos greco

Anche la divinità ALhYM e il nome divino ADNY hanno il medesimo valore uno:

Dunque la divinita' ALhYM ha valore uno come la divinita' ADNY e la divinita' "Yt" equivalente a YhVh. Consideriamo ora che ALhYM e' ufficialmente il plurale di ALh:

La divinità YhVh nella sua forma Yt (dovuta alla somma delle due h=4 tramite la congiunzione ebraica V) sono i due numeri 9 e 8 che motliplicati tra loro sono il numero 72, famoso numero cabalistico relativo ai 72 angeli, o demoni, del cosiddetto Shemhamphorasch:

La numerazione A=0 e' cabalisticamente perfetta nell'indicare che Salomone conosceva tali 72 entita':

Nell'immagine allegata riassumo visivamente il concetto che il nome Salomone si puo leggere "Salomone ha visto 72":

Salomone ha visto 72 (Solomon looked at 72)





mano (YD, hand) e palmo della mano (KP, palm of the hand)




Ezechiele (47:13):

L'originale biblico:

Le "parti" (HBLYM) di Giuseppe (YVSP) sono espresse con il plurale indefinito che non dice quante sono. Che siano "due" lo dice la parola "questi" che non e' il solito Zh biblico ma il termine Gh non presente in altre parti della Bibbia:



Definito il GM (anche) abbiamo lo "zero GM", il luogo dove non ci sono "possibilita' di secondi passi" (niente "anche", ci si ferma al primo passo):


GZ ("due di questo"):


La proposizione h-N (4-13, "lui tredici", "il tredici") significa biblicamente sia "ecco" che "se":

Il raggiungimento della meta dove la meta e' qualcosa che e' oltre la pluralita' conosciuta. Se M=12 e' la particella che indica il plurale, il limite, la lettera successiva N=13 indica quella cosa oltre che ci porta a dire "ecco".






Dove l'amore e' l'atto di non primeggiare:


Riposiamoci nella tenda:




Mettiamo nell'elenco i numeri 9 e 5 con il loro significato biblico:

Poi c'e' la forma estesa di "io" che come differenza di valori otteniamo Y=9 (il suffisso "io"):


L'esistenza ("being, existence") e' la parola ebraica "Ys":


Esistono davvero i golem? Forse l'antica storia del rabbino Jehuda Low ben Bezazel che plasmava i golem nell'argilla puo' indicarci che la numerazione reale dell'alfabeto ebraico e' A=0:

Oppure, a scelta, siamo liberi di credere che i golem esistano davvero...


Geometricamente i tre lati di un triangolo sono ben definibili da D=3 per cui la famosa "stella di Davide" costituita da due triangoli sovrapposti conferma pienamente questa numerazione:


La "bellezza" della parola ebraica "bellezza" e' il suo essere costituita dalla tre lettere che con la numerazione A=0 sono i quadrati dei numeri 3-4-2, come mostrato nella figura seguente:

La parola ebraica YPh (bellezza) sono i quadrati dei numeri 3-4-2


Qui di seguito mostriamo come i numeri ebraici siano parole le cui lettere forniscono tramite il sistema numerico sottrattivo l'esatto valore rappresentato da ciascuna parola/numero (la caratteristica di tale sistema numerico sottrattivo è fornisce valori uguali sia che venga usata la numerazione A=0 sia la numerazione tradizionale A=1):

Premesso che la lettera V (la congiunzione ebraica) a volte si perde per strada... come testimoniato anche dal numero tre "sLVs" che perde la V e diventa "sLs", e' sufficiente scrivere il numero nove ebraico TsV^ (invece che Ts^) per scoprire che in questa forma si puo' usare lo stesso sistema sottrattivo che abbiamo visto con i numeri ebraici cinque, tre e otto:

A questo punto per completare tutta la sequenza numerica ebraica da uno a nove mancano solo i numeri due, sei e sette... ma forse ci siamo vicini dato che:

Usando le sottrazioni otteniamo dunque dai numeri ebrei i valori numerici da loro rappresentati. Questo vale anche per i numeri che erroneamente si presume siano totalmente slegati dal mondo ebraico... se infatti usiamo le lettere ebraiche e il sistema sottrattivo possiamo constatare che i numeri cosiddetti indoeuropei derivino dalle lettere ebraiche tramite l'uso del sistema numerico sottrattivo:


La storia biblica si divide sostanzialmente in tre parti: la storia di Adamo, quella di Noe' e quella di Abramo. Tutti e tre i "capostipiti" con il sistema sottrattivo hanno lo stesso valore (tutti e tre sono uguali a 6 sia usando la numerazione A=0 che quella tradizionale A=1):

Adamo. Noè, Abramo hanno la stessa differenza di valori (Adam, Noah, Abram)


Adamo ed Eva:

Adamo conobbe Eva... dalla loro unione (l'unione tra il numero 6 e il numero 1) nascono il figlio "additivo" 6+1 = 7 e il figlio "sottrattivo" 6-1 = 5

Adamo conobbe Eva (Adamo knew Eve)... dalla loro unione (l'unione tra il numero 6 e il numero 1) nascono il figlio additivo 6+1 = 7 e il figlio sottrattivo 6-1 = 5


I due figli di YQsN (Jokshan, figlio di Abraham) chiamati sBA (Sheba) e DDN (Dedan) hanno lo stesso identico nome dei due figli di R^Mh (Raamah, figlio di Cush). La conessione numerica precisa tra Jokshan e Raamah che e' visibile solo usando la numerazione A=0:

Quindi, se numericamente Jokshan prende il posto di Raamah (e i figli di Raamah diventano figli di Jokshan) si puo' ipotizzare che stiamo parlando di un mescolamento di popolazione/territorio che ci porta direttamente al definire "impuro" (come riportato dal Talmud) questo ramo di discendenti di Abramo.

Inoltre, a conferma della numerazione A=0, abbiamo che i due figli del valore 20 sono i valori 21 (Shebah) e 19 (Dedan) che indicherebbero appunto il padre (numero 20) e di fianco a lui i suoi due figli (numeri 19 e 21):


YRDN (il biblico fiume Giordano) e LYL (la "notte") hanno entrambi come differenza di valori il numero zero:

Il fiume Giordano (the river Jordan) ha come differenza di valori il numero zero, la lettera aleph

Dunque, il fiume Giordano (il fiume Bormida) è in stretta correlazione sia con la lettera Aleph ebraica (il numero zero) sia con la divinita' egiziana Nut (la "notte") le quali rappresentano la configurazione geografica piemontese avente quale asta della lettera il fiume Tanaro, come chiaramente mostrato nella figura seguente:

Il fiume Giordano (the river Jordan), oggi fiume Bormida, nella regione geografica della lettera aleph (Asti, Alba, Tanaro, Siloppi, Po)

Il serpente indica a Eva il territorio proibito in cui non sarebbero mai dovuti entrare


Giacobbe sogna una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo, con gli angeli che salivano e scendevano su di essa (Genesi 28:12). Secondo la tradizione orale ebraica i pioli della scala vista da Giacobbe erano 72.

Come era fatta la scala vista da Giacobbe? Il brano biblico indica chiaramente che e' una scala con gli angeli che "salivano e scendevano" il che significa una scala con una rampa che sale e una rampa che scende (nella figura si vede bene).

La scala "semplice" viene indicata dalla parola ebraica S-L-M che con la numerazione A=0 sono i numeri 14-11-12:

Siccome la scala vista da Giacobbe era costituita da due rampe (una per salire e l'altra per scendere) il totale dei "pioli", come la tradizione ebraica tramanda, è 36 + 36 = 72

I 72 pioli della scala di Giacobbe (The 72 pegs of the Jacob's ladder)