Centocinquantesimo anniversario della nascita di Giuseppe Cesare Abba

Quasi una cronaca per una stagione di celebrazioni

a cura di LoRenzo Chiarlone

Che Giuseppe Cesare Abba in Cairo non sia mai stato valorizzato come meritava, almeno finché visse, è risaputo; del resto questo non è un fatto nuovo, come attesta l'antico aforisma "nemo propheta in patria".
 

I precedenti

1908. Solo quando Abba compì 70 anni fu posto un segno tangibile di apprezzamento e di stima da parte del suo paese natale. Infatti nel 1908 a Cairo Montenotte si costituì un Comitato, presieduto dal sindaco, per festeggiare l'illustre concittadino. A ricordo dell'evento venne coniata una medaglia commemorativa.

1910. I funerali di Abba, dopo soli due anni, nel novembre del 1910, furono imponenti, a Brescia e a Cairo, come leggiamo da un quotidiano dell'epoca.
 

Le onoranze alla salma di Giuseppe Cesare Abba a Cairo Montenotte

Il treno arriva qui con alquanto ritardo. Mentre si procede a collocare le corone sulle vetture, si forma sul grande e spazioso viale davanti alla stazione il corteo che è preceduto da due carabinieri in alta tenuta. Seguono le scuole elementari comunali con tutti gli insegnanti, sotto la direzione del maestro Sarzanini, 14 Società con bandiera e cioè Club Altarese, Vetraria Altarese, Società di Cairo, Millesimo, Giovani e forti di Carcare, Mutuo Soccorso di Carcare, Operaia di Rocchetta, quella di Dego col presidente Brovia ed i rappresentanti avv. Oliveri, dott. Toso, tenente

Fava, farmacista Ceresa, Passarotto, Zunino e col garibaldino Guidetti, I'istituto tecnico di Brescia e tutte le società di Cairo Montenotte, e quindi la salma.

Sul feretro è depositata la gloriosa Camicia Rossa, il berretto e la sciabola dell'estinto, la medaglia dei Mille, quella al valor militare guadagnata a Bezzecca, e le insegne della Massoneria Bresciana.

Il corteo procede ordinatissimo e imponente verso il camposanto. Colà giunta la salma è recata al posto dove dovrà essere tumulata, e cioè accanto a quella del padre del compianto Estinto, com'egli espresse in vita il desiderio, ed accanto alla prima moglie signora Rosa Perla e alla adorata figliuola Gigliola morta a 15 anni nel fiore dell'età.
 

(Da Il secolo XIX, 10 novembre 1910)

1911. Il 14 agosto l911 vennero inaugurati a Cairo due segni a testimonianza e richiamo per la memoria dei posteri: la lapide monumentale, opera dello scultore torinese Biscarra, all'angolo fra Via Roma e Via Alfieri, nei pressi della casa in cui Abba abitò, e la lapide sulla facciata della casa in cui presumibilmente nacque, nella Via del Forno, l'attuale Via Della Valle. La prima epigrafe, dettata da Corrado Corradino, recita: "In questa casa/ d'onde ai cimenti della guerra santa/ mosse volontario il giovane eroico/ tutto se stesso alla patria afferendo/ dove meditò le opere sue forti/ di romanzo di poesia di storia/ ora il suo spirito veglia/ di bellezza di bontà di sacrifizio/ ammonitore eterno". (Un ulteriore richiamo relativo ad Abba sarà posto in Piazza Abba nel 1934: il busto scolpito da Carlo Centurione).

Quello stesso anno "per cura del Municipio di Cairo Montenotte, a benefico della borsa professionale operaia G.C. Abba" veniva stampato a Biella il volume di Ricordi e meditazioni, testo con dati biografici e brani antologici, corredato di fotografie.

1938. A ricordo delle manifestazioni promosse per il centesimo anniversario della nascita dello scrittore e patriota, resta un numero monografico della rivista Liguria, dal titolo I grandi Liguri. Giuseppe Cesare Abba. Manifestazioni cairesi, che si apriva con una poesia di Giovanni Pascoli intitolata "Abba" e raccoglieva poi testi di Federico Patetta, Aldo Capasso, Armando Rodino, Livio Francia e Giacomo Cigliuti.

1960. A 50 anni dalla morte del garibaldino, vennero organizzate diverse manifestazioni, promosse dall'allora sindaco di Cairo M., Remo Stiaccini. Fra gli altri intervenne Stefano Canzio, pronipote di G. Garibaldi e Conservatore del Museo del Risorgimento di Milano, che tenne una conferenza nella sala del cinema-teatro della Società Operaia di Mutuo Soccorso cairese.

1969. L'Amministrazione Comunale cairese, poi, nel 1969 si occupava della ristampa del romanzo storico abbiano Le rive della Bormida nel 1794, testo messo in distribuzione presso la Biblioteca civica e ben presto esaurito.
 

L'edizione nazionale

Intanto altrove si promuoveva la stampa in Edizione Nazionale di tutta l'opera letteraria dello scrittore cairese con commento storico e filologico. Non solo il diario-poema, il romanzo, i racconti ed i testi teatrali vengono ripubblicati, ma anche tutti i saggi - storici o pedagogici - gli scritti giornalistici, le poesie, i discorsi, le commemorazioni, l'epistolario, le epigrafi ed i carteggi vari; il tutto organizzato in un piano editoriale che prevede dieci volumi, due dei quali doppi.

Promotore della prestigiosa iniziativa è stato l'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Brescia. L'Edizione Nazionale è stata autorizzata dall'allora Presidente Sandro Pertini con D.P.R. 13.1.1981 ed il Ministero dei Beni Culturali ha nominato una specifica Commissione, che risultava formata da Mario Pedini (presidente), Vittore Branca, Alberto Chiari, Alberto Maria Ghisalberti, Enzo Noè Girardi, Emilia Morelli, Armando Saitta, Mario Scotti, Giovanni Spadolini, Mario Valsecchi, Luigi Cattanei, Claudio Scarpati, Ernesto Travi, Luciana Dosio. Segretario: Ugo Vaglia, vicesegretario: G.C. Abba jr. (in seguito deceduto).

Dell'importante iniziativa editoriale a Cairo ed in Val Bormida non si seppe quasi nulla: l'Amministrazione Comunale fu invitata a Brescia alla presentazione del primo e secondo volume, che si tenne il 20 febbraio 1984 nel Palazzo della Loggia; partecipò l'allora sindaco Oscar Assandri, ma la cosa non fu divulgata e quindi non ebbe molta eco nel territorio savonese.

Notizie circa l'Edizione Nazionale cominciarono a circolare in maniera diffusa in Val Bormida solo a partire dall'85.

- Quanto segue sia detto per inciso, con assoluta modestia ma ad onor del vero e ad emblematica illustrazione di come eventi di tale portata siano spesso abbandonati a se stessi o affidati al caso il quale fortuitamente provvede in modo tale che le cose si sviluppino da sé.

Scrivevo infatti in una nota all'articolo "G.C. Abba riscoperto in edizione nazionale" pubblicato dalla rivista Liguria (dicembre '86): "Casualmente qualche mese fa, sfogliando il catalogo generale dell'Editrice Morcelliana, ho trovato l'indicazione del piano editoriale dell'Opera Omnia di Abba; ho subito chiesto delucidazioni

all'Ufficio Stampa della Morcelliana, con cui ero già in contatto, e - documentatomi - ho iniziato a divulgare la notizia su alcuni giornali locali" (e attraverso vari mezzi di informazione cui collaboravo). Significativa è la dichiarazione che mi rilasciava il prof. Giannino Balbis in un'intervista per Televalbormida: "Rilevo da un lato l'immenso piacere che sia stata intrapresa l'iniziativa dell'Opera Omnia di Abba, dall'altro non possono non evidenziare un po' di rammarico per non potere - in quanto Valbormidesi - in qualche modo collaborare. D'altronde, diciamolo e ripetiamolo: è pur giusto che, laddove non vogliono intervenire gli Enti valbormidesi, qualcuno comunque si preoccupi di assumere importanti iniziative per la realizzazione di progetti come questo. E se non ci si interpella, pazienza. Vorrà dire che con l'andar del tempo (degli anni o dei secoli?) finiremo per conquistarci anche noi quella identità culturale che ci permetterà di "esistere" e di avere magari qualche voce in capitolo". (Da Notiziario di SUB, 30 maggio 1986).
 

I preparativi

Dando un'occhiata al calendario, ci si accorse che l'occasione per puntare i riflettori su Abba - e fare in qualche modo ammenda per la "distrazione" - poteva essere data dal 150° anniversario della nascita, che sarebbe caduto nell'88. Si pensava ad una commemorazione adeguata inizialmente promossa dal G.Ri.F.L., con la collaborazione del settimanale L'Ancora, da tenersi presso la Società Operaia di Cairo - ma non si pensava nemmeno lontanamente di raggiungere il lusinghiero livello e di avere i notevoli risvolti che comportano la macchina organizzativa, prima, e quindi le manifestazioni vere e proprie, nell'autunno '88.

La direzione della S.O.M.S., nella persona del presidente Renzo Maia, intuì l'opportunità del momento (il xalpÒs) e fermò l'organizzazione della piccola manifestazione, già messa in cantiere per il marzo '88, e si adoperò per promuovere le celebrazioni su vasta scala ed elevato livello, come del resto avvenne grazie alla disponibilità ed all'impegno di tutti.

Fu così costituito il "Comitato per le celebrazioni cairesi del 150° anniversario della nascita di G.C. Abba", operante con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Cairo Montenotte e con il supporto di un pool di cinque sponsor privati, subito dimostratisi sensibili ad appoggiare l'iniziativa di promozione culturale. La sede del Comitato era presso la S.O.M.S. "G.C. Abba".

Il Comitato per le celebrazioni cairesi del 150° anniversario della nascita di G.C. Abba risultava formato da:
- Comune di Cairo Montenotte
- Società Operaia Mutuo Soccorso "G.C. Abba"
- Scuola Agenti di Custodia
- Pro Loco Città di Cairo Montenotte - Sig. Osvaldo Chebello, Sindaco di Cairo Montenotte
- Sig. Renzo Maia, Presidente S.O.M.S. "G.C. Abba"
- Ten. Col. Gennaro Aprea, Comandante Scuola Agenti di Custodia
- Rag. Alberico Barricella - Prof.ssa Franca Belfiore - Sig. Adriano Brignone
- Ing. Giancarlo Callegaro
- Prof. LoRenzo Chiarlone - G.Ri.F.L. - Arch. Vincenzo Cirio
- Sig.ra Annamaria Ferrara Ass.re al Bilancio e Finanze
- Prof. Arturo Ivaldi, Ass.re P. I. e Cultura
- Arch. Carla Malandrini
- Prof.ssa Maria Morichini, Centro Culturale "Calasanzio"
- P. I. Giovanni Olmi
- Dott. Bruno Panelli
- Dott. Domingo Rodino, Centro Culturale "R. Chiarlone"
- Dott. Angelo Salmoiraghi, Centro Studi "N. Parodi"
- Geom. Piero Angelo Tognoli
- Sig. Remo Baroni, Segretario del Comitato

Nel redazionale posto in apertura all'elegante fascicolo contenente il programma delle manifestazioni - in linea con gli altrettanto pregevoli manifesti tricolori creati dalla designer Carla Malandrini -, fra l'altro si leggeva: "Le manifestazioni hanno lo scopo di coinvolgere il vasto pubblico, di far opera di divulgazione intorno alla figura dell'insigne Cairese nonché di approfondire l'opera e la personalità del celebre scrittore garibaldino. Sono altresì previsti interventi presso le scuole valbormidesi al fine di sensibilizzare studenti ed insegnanti alla riscoperta letteraria di Abba. Le celebrazioni cairesi, oltre a momento di festa e di omaggio ad Abba, vogliono porsi quale occasione per tutti di approfondimento e valorizzazione dell'opera letteraria, civile e morale di colui che fu il "Cantore dei Mille", sindaco di Cairo M., insegnante, poeta e scrittore, giornalista ed oratore che tanto impegno profuse per il bene della sua città come della grande patria italiana".

Le manifestazioni

La presentazione del programma delle manifestazioni - predisposto e concordato attraverso non poche riunioni che si sono susseguite dalla primavera e per.tutta l'estate 1988 presso la sede della S.O.M.S. di Via F.lli Francia - avvenne il 14 settembre, nella sala consigliare del Comune cairese, presenti amministratori, il Comitato, gli "sponsor" ed i giornalisti.

Poi finalmente, nell'ancora caldo pomeriggio autunnale di sabato 24 settembre 1988, iniziarono in forma solenne e con partecipazione corale le celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di G.C. Abba.

Occorre rilevare, per dovere di cronaca e di obiettività, che una buona collaborazione è stata prestata dalla locale Scuola Agenti di Custodia, al comando del Ten. Col. Gennaro Aprea, membro del Comitato organizzatore, sensibile e disponibile all'iniziativa culturale, fautore dell'integrazione fra Scuola e tessuto cittadino.

La cerimonia inaugurale si articolò nel seguente modo.

Dapprima - con grande coreografia - si schierò in Piazza della Vittoria il Battaglione dei quattrocento Agenti di Custodia, che rese gli onori ai gonfaloni di Cairo M., Savona e dei Comuni della Val Bormida. Quindi gli onori alla Bandiera ed al Prefetto di Savona, dott. Nicola Rasola.

Poi, dalla tribuna appositamente allestita sul lato ovest della piazza, il sindaco di Cairo, Osvaldo Chebello, pronunciò l'orazione di apertura delle celebrazioni, dopodiché, con una toccante cerimonia, furono resi gli onori ai Caduti di tutte le guerre presso il Monumento che sorge sul perimetro della piazza.

Mentre sfilavano i reparti militari si formò il corteo che, attraversando il centro cairese opportunamente addobbato con fiori e tricolori, si avviò verso la casa natale di Abba, in Via Della Valle.

L'osservatore attento avrà notato che anche gli allestimenti delle vetrine dei negozi centrali erano state curate nei dettagli grazie alla sensibilità dei gestori - per essere in tema con la ricorrenza che si celebrava.

Deposta una corona presso la casa natale, il corteo si trasferì in Piazza Abba, al centro della quale è il monumento all'illustre Cairese. Dopo l'alzabandiera e la deposizione di una corona, G.B. Nicolò Besio ha tenuto l'orazione ufficiale. Al termine, si inserì - in barba al copione - un intervento estemporaneo della cairese Anita Rabino, salutata poi con affetto dall'Ing. Arnaldo Abba, nipote di Giuseppe Cesare, venuto da Brescia con i familiari.

Erano da poco passate le ore 18 quando il gruppo di autorità ed il pubblico si trasferì Oltrebormida, nei locali della Scuola Agenti di Custodia per l'inaugurazione della mostra dei cimeli storici connessi con la vita e l'opera di Abba. Un'elegante e ricca esposizione, allestita con cura e maestria, a lato della quale erano pure in mostra interessanti cartoline d'epoca della collezione di Adriano Brignone, ora cedute alla S.O.M.S.. La Cairo di ieri era rappresentata pure, nell'ambito della ricca esposizione, da una serie di pregevoli quadri di Carlo Leone Gallo opportunamente inseriti nel contesto abbiano. La mostra restò aperta sino al 9 ottobre, e poi ancora qualche giorno, fuori programma, per poter essere visitata dalle scolaresche della Val Bormida che, numerose ed interessate, ne facevano richiesta. Sfiorò le seimila presenze il numero complessivo dei visitatori che ammirarono gli interessanti reperti abbiàni.

"Gli oggetti, se osservati e interrogati con intelligenza e rispetto, hanno un grande potere evocativo. Il "poncho" e la spada di Garibaldi, la divisa e le armi di Abba, le camicie rosse dei garibaldini, le uniformi e le stampe, possono ancora commuovere e accendere la fantasia. Ma anche le cose più umili, come le cartoline o i manifesti e gli oggetti di uso quotidiano, gli scritti che rivelano una mirabile molteplicità di interessi, assieme alle delibere e agli atti che testimoniano l'attività in campo amministrativo, scolastico e sociale, sono il documento eloquente di un'esistenza concreta, improntata a serietà ed impegno, sicuramente degna di essere riproposta all'attenzione di tutti". (Dal pieghevole illustrativo della Mostra dei cimeli storici).
 

Ottobre: il cuore del programma

La settimana seguente, nella serata di venerdì 30 settembre, iniziò anche la serie di interventi miranti ad approfondire la conoscenza della figura e l'opera di Abba. La prima conferenza fu tenuta dal Prof. Aldo Alessandro Mola, dell'Istituto per la Storia del Risorgimento in Roma. Mola - parlando nella sala riunioni della S.O.M.S. ha trattato con competenza e chiarezza de "L'Unità nazionale in G.C. Abba: attualità di una utopia".

Giuseppe Cesare Abba è nato 1'8 ottobre 1838, dunque il 150° anniversario cadeva sabato 8. La giornata fu preparata con un intervento del prof. Luigi Cattanei il giovedì precedente. Nella consueta sala conferenze della Società Operaia, Cattanei sviluppò - in modo vivace e con la competenza di uno dei maggiori conoscitori di Abba- una conferenza su "G.C. Abba poeta e narratore".

Piacevolissima quanto riuscita la serata del venerdì seguente, quando nel capiente cinema-teatro Abba, all'insegna del "Folklore risorgimentale" si alternarono sul palco le corali "Guido D'Arezzo" di Carcare e "Santa Cecilia" di Millesimo. I canti furono intercalati da musiche bandistiche interpretate dalla Banda Musicale "G. Puccini" di Cairo, letture di brani antologici dall'opera di Abba - per le voci di Marilisa Frumento e Silvio Eiraldi -, balletti dei giovani allievi - in simpatici costumi garibaldini - della Scuola di ballo di Lorena Brondo. Wilma Pennino ha presentato l'apprezzatissima serata.

Il pomeriggio di sabato 8 ottobre è stato dedicato ad un convegno di studi sulla "personalità e l'opera" di Abba.

All'indirizzo di un qualificato ma non numeroso pubblico presente nella sala "Abba", hanno rivolto i loro interventi: lo scrivente - per trattare di "G.C. Abba protagonista e la Val Bormida" -, il prof. Giulio Fiaschini - che ha parlato de "la formazione spirituale di G.C. Abba"-, il Prof. Mario Siri - che ha letto l'intervento preparato dal relatore previsto, il Prof. Edoardo Villa, assente, su "G.C. Abba scrittore: dalle Rive alle Noterelle" -; ha concluso il Prof. Emilio Costa trattando di "G.C. Abba testimone e interprete del Risorgimento".

L'Ing. Arnaldo Abba, giunto per l'occasione da Brescia, ha portato il suo saluto ai presenti, ha espresso il suo compiacimento per l'iniziativa cairese ed ha poi ricordato brevemente l'illustre nonno Giuseppe Cesare.

L'intensa giornata di domenica 9 ottobre cominciava alle 9 del mattino, quando nei locali dell'ex-Scuola Media (anch'essa intitolata ad Abba) si apriva la mostra filatelica e l'esposizione di cartoline cairesi d'epoca, entrambe curate da Adriano Brignone. Le Poste Italiane hanno emesso per l'occasione uno speciale annullo filatelico che veniva apposto sulle due cartoline commemorative ad hoc stampate o sul frontespizio dell'album - andato subito a ruba - Vecchia Cairo, presentato al pubblico in quel contesto.

Nella sala era altresì allestita per la fruizione del pubblico la Rassegna di Pubblicazioni Valbormidesi.

Intanto nella mattinata, la Banda Musicale cairese teneva un concerto nel cortile dell'ex-Scuola Media, edificio che corona Piazza della Vittoria.

Nel pomeriggio, sulla stessa piazza un'inconsueta quanto interessante manifestazione storica, la "Ricostruzione di una battaglia risorgimentale" a cura del Comitato Nazionale Archibugieri, ha catalizzato l'attenzione del numeroso pubblico convenuto.

Un piacevole fuori-programma è stato inserito domenica 16 ottobre: la Pro Loco di Cairo ed i Commercianti locali hanno ricostruito una cerimonia di nozze ambientandola al tempo di Abba, con costumi e addobbi dell'epoca, animando il centro cairese per l'intera giornata e coinvolgimento tutti in una simpatica kermesse. Già nella mattinata il vecchio borgo era animato da personaggi in eleganti costumi ottocenteschi; adeguata cornice si è manifestata in particolare il Bar Regio, sotto i Portici. Poi, in corteo da Villa Nina, i promessi sposi hanno raggiunto la piazza centrale dove si è ricostruita l'antica cerimonia di un matrimonio civile. Gli sposi sono quindi riapparsi in pubblico nel primo pomeriggio ed hanno aperto i balli sulle musiche della Banda cittadina.
 

Appubtamenti successivi

Il programma messo a punto, vasto e dettagliato, non si esauriva certo nel nucleo di manifestazioni di ottobre - il cui esito superò ogni aspettativa sia quanto a partecipazione popolare che per i positivi riscontri -, ma prevedeva ulteriori e successivi momenti di catalizzazione intorno alla figura del celebre garibaldino cairese.

Intanto giornali, radio e TV locali parlavano di Abba e delle manifestazioni di Cairo.

Insieme alla pubblicistica, fiorì pure in quel periodo una certa editoria sull'argomento ed anche nelle scuole della Val Bormida si parlava - talora per la prima volta - del famoso patriota letterato locale.

Fra le pubblicazioni date alle stampe in concomitanza con le manifestazioni cairesi si segnalano, oltre agli Appunti su G.C. Abba dello scrivente (Ed. Liguria), una pagellina contenente la Nota autobiografica di Abba (Ed. G.Ri.F.L.), la ristampa dell'ottimo racconto abbiano intitolato Nunzia (Ed. Liguria), con prefazione di Aldo Capasso, e della pagina autobiografica nota come Il ritorno del cavalleggero (Ed. G.Ri.F.L.), la raccolta di poesie di don Roberto Ravera, Ricordando G. Cesare Abba (Ed. G.Ri.F.L.), la ristampa della poesia di Abba, Corpus Domini (Ed. G.Ri.F.L.), la pubblicazione del testo teatrale - edito nella primavera successiva curato da Giorgio Scaramuzzino: Cose vedute. Atto unico dalla vita e dall'opera di G.C. Abba (Ed. Liguria) e, sempre nei primi mesi dell'89, il settimo volume dell'Edizione Nazionale delle opere di G.C. Abba, presso la Morcelliana di Brescia, Le rive della Bormida nel 1794, a cura di L. Cattanei.

In concomitanza la tipografia cairese "Arti Grafiche DR" divulgava gratuitamente una litografia che riproduceva il ritratto di Abba realizzato da Nicoletta Delmondo.
 

Per la nuova edizione di "NUNZIA" di Luigi Cattanei

Celebrandosi il centocinquantesimo anno dalla nascita di Giuseppe Cesare Abba, uno studioso attento della Val Bormida, LoRenzo Chiarlone, ha scelto per ricordare il suo autore, una via fra le più limpide, seppur un poco desuete. Alla cura delle grandi sintesi, dei rimandi critico-filologici più rigorosi, al tormento delle varie edizioni di opere maggiori e minori che oggi paion prevalere, ha preferito riproporre, senza commento, la novella forse più nativa e felice dell'Abba già famoso pel capolavoro, legato però ancora all'infanzia, ai ricordi, alle memorie dei luoghi cairesi.

Nunzia faceva già parte della prima scarna raccolta di novelle stampate da Abba a Faenza nel 1887; ed i racconti di Cose vedute crebbero fino all'ultima edizione fra i consigli degli amici, la stampa disordinata di bozzetti e i recuperi di pagine autobiografiche, sempre ricondotti alle Langhe, ai modi di vivere su quelle colline appresi forse da giovane quando vivevano coloro che gliene narrarono in modo rude e fascinoso insieme.

Se Le nozze d'Arcangela (il racconto gemello) si staccano per nuda pagina di solitudine e d'affetti impensati che la voce attutisce e accosta alla morte come l'esiguo orizzonte lascia intendere, Nunzia s'apre al gran respiro collinare, al franco contatto di uomini che la durezza della vita accosta facilmente, risoluti come le loro donne gagliarde tra le carbonaie, i boschi e i casolari sparsi, quasi sperduti, se non fossero le ricorrenti visite, le ore religiose a richiamar tutti ai grandi temi.

Quanto più ci soffermiamo sui modi, sui caratteri, sulle situazioni, tanto più presto ci par calzante la definizione del predatore Aldo Capasso, che vede rappresentata la vita "dei boschi e bricchi" circostanti il borgo. Capasso aveva studiato già, da par suo, le novelle in una monografia su Abba. E le parole che premette all'edizione del Chiarlone hanno tuttavia nuova freschezza d'impressioni, maggiore e più caro senso dei luoghi, dei tempi. Entrambi ringagliarditi, direi, da distanze e decenni, per quel senso di natural comportamento efin di... necessaria superstizione accanto al credo cattolico indiscusso. Per nonno Biagio hanno valore le parole del parroco quanto le storie di streghe, di luoghi maledetti o da scansarsi. Quando la ventata di vita portata dal disertore Pellegro gli dice l'assurdo del suo credervi, un mondo crolla con lui. Sarebbe errore parlar di pregiudizi caduti; meglio si direbbe di troppo gagliardo e spensierato assalto a valori e figure durati secoli, tramandati da gruppo a gruppo, da uomo a uomo, in quei varchi montani, ove nulla par mutar mai tranne le stagioni e le opere loro, le poche norme morali vive in famiglia.

Con questa vicenda, che vede morir nonno Biagio, s'intrecciano l'amore di Pellegro per Nunzia, schietto, fiducioso, delicato; audace lui nell'andar oltre le consuetudini superstiziose del luogo, fiero, d'una militaresca decisione, rimastagli dopo la trasgressione in caserma; lei fiduciosa, pura, non complicata e ridente. Il nostro Ottocento s'è rifatto spesso a sentimentalismi e spunti intellettuali da "provincia", perché ha rinunziato alla franca gagliardia, al sano senso della vita che non mette a rischio il pudore né la dignità della penna e dei personaggi. La lealtà loro vien fuori, forse a tinte un po' aspre, nell'insidio di Pilo (respinto) a Nunzia, nel dolersi di Pellegro - a nome di tutti - per la morte del vecchio Biagio. Il giovane vorrà portarne a spalle il feretro, in paese, esponendosi così quale disertore, alla cattura. Pilo tenterà invano la via della violenza su Nunzia, travolto con lei sulla proda incerta del laghetto stregato, che ha visto alzar la roncola in gesto estremo di difesa. A voler procedere - ma sarebbe scorretto, contraddetto da molti motivi - si potrebbe parlare veristicamente d'amore e di sangue... Abba ne era molto lontano; o meglio intendeva datare e collocare quel suo racconto in tempi a lui anteriori, appena noti, perché le passioni scaturissero in piena luce e in piena luce vivessero.

Quanto poi ai raccordi coll'Abba di sempre e di Cose vedute ecco l'annunzio finale delle manovre militari, che accoglie Bonaparte e i Savoia, come due grandi quinte di questo spaccato rustico montano; quasi un misterioso affacciarsi di soldati, quasi un ritorno all'esordio della battaglia, alla diserzione di Pellegro. Datata dunque, per esplicita volontà dell'Astore, ecco la storia dei suoi luoghi, i luoghi stessi. E Chiarlone è andato a staccarne una delle più belle pagine. Che si legge con gioia intatta, d'un volo; ch'io vedrei bene nelle scuole, forse unico neo editoriale con un sigillo, un'inquadratura per chi, giovane, non conobbe i luoghi, i casi, I'autore. Per il resto ottima scelta e felice pubblicazione.

(Da Liguria, n. 5, maggio 1989).

Il 1° novembre dell'88, in omaggio ad Abba e quale segno del ravvivato ricordo dei cairesi per lui, è stata posta nel cimitero di Cairo - accanto alla tomba di Abba - una piccola lapide commemorativa.

Venerdì 11 novembre nel salone della Biblioteca Civica "F.C. Rossi" un altro appuntamento culturale nell'ambito delle celebrazioni abbiàne: la presentazione di una monografia di Aldo Capasso su "G.C. Abba, un grande del Romanticismo" contenuta nel volume dell'Editrice Liguria di Savona dedicato a Traversagni, Chiabrera, Abba. Per tre scrittori del nostro passato. Il discorso introduttivo è stato tenuto dal Prof. Sirio Guerrieri; quindi ha preso la parola l'illustre critico altarese Aldo Capasso che - per quanto convalescente per una brutta caduta domestica - con la lucidità e la competenza che lo distinguono ha tracciato un profilo di Abba autore romantico di grande valore, apprezzabile oltre che nell'indiscusso capolavoro delle Noterelle, soprattutto nei racconti, come in Nunzia (di recente ristampa).

Nel mese successivo, la mattinata di sabato 10 dicembre è stata dedicata ad una tavola rotonda fra studiosi di Abba e gli studenti delle Scuole Superiori della vallata, sul tema opportunamente preparati dai loro insegnanti. Vivace, interessante e prolungato è stato il dibattito fra studiosi e studenti in merito alla figura di Abba.

Un appuntamento teatrale concludeva le manifestazioni del calendario ufficiale programmate per la stagione abbiàna cairese. Si è trattato di un singolarissimo atto unico, creato per l'occasione e messo in scena per la prima volta venerdì 16 dicembre nel teatro Abba di Cairo: Cose vedute. Atto unico di Giorgio Scaramuzzino dall'opera e dalla vita di G.C. Abba. Interpreti gli attori della compagnia cairese "Uno sguardo dal palcoscenico": Silvio Eiraldi, Giovanni Bortolotti, Graziana Pastorino, Grazia Chiarlone. La regia era del giovane altarese Giorgio Scaramuzzino.
 

Cose vedute

La scolaresca si accorge che il maestro si è addormentato alla scrivania: lo si vuole sveglio per accompagnarci in un viaggio attraverso le tappe fondamentali della sua vita.

Ci sentiamo avvolgere da una voce che ci richiama a pensieri, ricordi e poesie che hanno segnato la vita del maestro.

Abba: l'eroe, il poeta, il maestro e l'uomo, ed è proprio sull'uomo che ho cercato di indirizzare la mia attenzione. Ed è proprio l'uomo che si sveglierà dal sonno per raccontarsi.

Ma è un vero risveglio o solo un sogno?

Ritornerà alla scrivania per addormentarsi, e forse questa volta per sempre, come a ribadire la nostra impotenza di fronte alla morte.

Il tentativo disperato dei suoi alunni di riportarlo in vita forse sarà vano. Ai posteri...

Era la primavera scorsa quando mi fu proposto un lavoro su Abba. Di lui sapevo ben poco: qualche ricordo scolastico... una piazza e tanti edifici a lui dedicati...

Con non poca fatica mi decisi ad affrontare la sua opera incominciando con Da Quarto al Volturno. In poco più di un mese avevo letto quasi tutta la sua produzione scritta. Perché questo amore? Perché oggi questa stima per un uomo che non merita certo di essere dimenticato?

Forse la risposta è: la sua fede. In tutto ciò che Abba ha fatto, in tutto quello che ha lasciato, noi troviamo il profumo della grande fede. Ma non di quella fede bigotta, chiusa, improduttiva, bensì di quella che ha per direzione il futuro, la vita: la fede nella vita. Forse oggi gli uomini non si mettono in crisi di fronte ai problemi di identità religiosa, politica, sociale?

Abba dice "io della vita non ci capisco guari" non però con l'animo dell'abbandono, ma con modestia, perché subito dopo piange per non essere partito con i compagni per liberare questa o quell'altra terra.

Forse è vero che tenta il suicidio, ma subito dopo regala una scuola professionale per i giovani cairesi. E' forse un uomo che non ama la vita costui?

Nel mio lavoro c'è la disperata richiesta di far ritornare Abba fra di noi, suoi conterranei, per indicarci la sua strada e insegnarci la sua grande modestia che solo nei nostri vecchi oggi possiamo incontrare.

L'ambiente è perciò quella zona misteriosa ed affascinante, quella terra di nessuno che sta fra il sonno e la morte, tra il sogno e la realtà, che non ci permette di dare risposte assolute, di individuare fatti o cose tangibili ma che ci l'a scoprire, entrandovi, alcuni aspetti della vita e dell'opera di un uomo che forse oggi può ancora regalarci un po' di fiducia.

GIORGIO SCARAMUZZINO

La rappresentazione è stata replicata nella settimana successiva per gli alunni delle scuole locali e riproposta in filmato il 5 maggio dell'89 nel corso di una ulteriore serata presso la Biblioteca cairese.

La mattinata del 17 dicembre, presso la nuova sede della Scuola Media cairese in loc. Maddalena, che ad Abba è intitolata, mentre veniva scoperto un grande ritratto fotografico dell'illustre cairese, gli alunni hanno dato vita ad un recital informale centrato sulla figura del garibaldino cairese.

Particolarmente simpatica una ballata composta ed interpretata da un gruppo di alunne della terza media.

L'occasione delle celebrazioni cairesi in onore di Abba ha stimolato due studi televisivi privati che hanno documentato in videocassetta le manifestazioni. L'uno AGB - ha predisposto poi una serie di dieci cassette contenente il materiale integrale delle manifestazioni; l'altro - Arte Video, che aveva già preparato e divulgato un servizio con i dati biografici essenziali di Abba - ha curato una videocassetta su cui, in coda al breve documentario abbiàno, è presentata un'ampia sintesi delle manifestazioni svoltesi a Cairo Montenotte nell'autunno 1988.

BALLATA

Cercando tra i tuoi libri e le scartoffie pa-pa abbiamo trovato che tu sei nato pa-pa il 6 ottobre del 1800 pa-pa del 1800 e 38 pa-pa a soli 12 anni sei andato pa-pa a Carcare dov'eri il migliore pa-pa nel mille 8 e 59 ti sei arruolato con i Garibaldini Rit. Caro Giuseppe artista sei con i libri tuoi la storia tua è bella. pa-pa Partendo poi da Quarto nel '60 pa-pa scrivesti la tua guerra su un taccuino pa-pa ma a Bezzecca nel 66 l'argento al valore tu prendesti. Infine all'età di 70 anni pa-pa ti dedicasti tutto al tuo paese pa-pa scrivendo con la piuma un grande libro fosti chiamato al liceo di Faenza. Rit. Caro Giuseppe artista sei con i libri tuoi la storia tua è bella. pa-pa Negli ultimi decenni di vita intensa pa-pa ti dedicasti molto al tuo lavoro pa-pa commemorasti fino Garibaldi in Campidoglio innanzi al tuo re. Rit. Caro Giuseppe artista sei con i libri tuoi la storia tua è bella. pa-pa Ma in un mattino triste di novembre pa-pa in Brescia vi morì improvvisamente pa-pa nel 1910 a Cairo fu seppellito con grande dolore.

A Cairo Montenotte nel 1838 nasceva Giuseppe Cesare Abba, colui che divenne il celebre scrittore garibaldino, insigne personalità della letteratura italiana del Risorgimento la cui intera produzione letteraria è attualmente in corso di stampa in edizione nazionale.

Giuseppe Cesare venne alla luce alle ore 5 mattutine del ó ottobre 1838 da Giuseppe Abbà - questa era la forma del cognome che diverrà poi Abba - e da Gigliosa Perla. Padrini al battesimo, che fu celebrato il 7 ottobre, gli furono Cesare Cannoniero ("fabbro ferraio") e Francesca Pinceti ("cucitrice").

"Come tutti i ragazzi di quei tempi, fino agli otto o nove anni visse con poco tormento di scuola", così ebbe a scrivere più tardi lo stesso Abba. All'età di dodici anni entrò nella scuola degli Scolopi di Carcare, un rinomato collegio la cui fondazione risale a San Giuseppe Calasanzio.

Qui il giovane Abba alimentò la sua cultura, consolidò la sua formazione e nutrì gli ideali patriottici.

A conclusione del corso di studi ginnasiali, nel 1854, G. C. Abba conseguì il titolo di "principe dell'accademia", risultando l'allievo migliore del corso.

Presso la scuola di Carcare fu soprattutto la grande figura di Padre Atanasio Canata ad esercitare notevole ascendente e ad infondere nella mente del giovane Abba alti ideali ed il sentimento patriottico che nel 1859 lo indusse ad arruolarsi nel Battaglione Aosta Cavalleria e quindi a seguire Garibaldi nella leggendaria spedizione dei Mille.

Il 5 maggio 1860 Abba infatti partiva con i volontari garibaldini dallo scoglio di Quarto.

Dalla partecipazione a quell'impresa e grazie agli appunti redatti su un taccuino durante il viaggio e sul campo di battaglia trarrà origine la vasta letteratura che renderà celebre nel mondo il garibaldino cairese.

Nel 1866 troviamo Abba di nuovo soldato, nella Guardia Nazionale e nel '66 a Bezzecca, dove meritò la medaglia d'argento al valor militare.

Gli anni precedenti li aveva trascorsi a Pisa dove aveva composto l'Arrigo: da Quarto al Volturno, un'opera in versi che prelude alle celebri Notereste d'uno dei Mille, il capolavoro della letteratura garibaldina, redatte sulle note del taccuino del 1860.

Nella nota autobiografica che Abba redasse all'età di 70 anni, annotava che "da il 1866 fino all'80 furono anni di solitudine e di raccoglimento nel paese natio, cui dedicò tuttavia molte delle sue energie per promuoverne l'istruzione, l'igiene, la vita. Allora egli pensava che se tutti coloro che avevano viste in azione le grandi cose della rivoluzione italiana avessero portato il pensiero e l'opera loro nel luogo natio, per piccolo che questo fosse, la patria grande avrebbe rimesso rapidamente il tempo che cause d'ogni sorte le avevano fatto perdere nel mondo". Tale fu l'impegno di Abba per Cairo, centro di cui fu consigliere comunale, assessore e sindaco in due legislature, dal 1870 all'80.

Nel raccoglimento cairese scrisse il romanzo Le rive della Bormida, di scuola manzoniana, in cui narra storie della sua valle, all'apparirei dei francesi, nel 1794, "raccolte dai vecchi che le avevano vedute".

Chiamato ad insegnare al Liceo di Faenza e quindi a presiedere l'Istituto tecnico di Brescia, il prof. Abba si trasferì in questa città, che divenne la sua seconda patria ed in cui restò fino alla morte.

Negli ultimi decenni della sua intensa vita, Abba scrisse molto: articoli, saggi, poesie e volumi di vario argomento, e si distinse quale oratore ufficiale, richiesto in tutta Italia per solennità patriottiche; fu Abba che commemorò Garibaldi in Campidoglio al cospetto del re.

Nel 1910 tornò ancora una volta in Sicilia, a visitare i luoghi attraversati cinquant'anni prima, più giovane nel corpo ma con lo stesso spirito garibaldino.

L'ultima immagine che possediamo di Abba lo ritrae nel corso di una visita alla batteria di S. Eufemia presso Brescia. In questa città egli morì improvvisamente la mattina del ó novembre 1910.

La salma di G. C. Abba fu trasportata nel cimitero di Cairo, avvolta nella bandiera tricolore. Grande folla partecipò ai suoi funerali.

Nel cimitero cairese una spoglia pietra granitica ricopre la semplice e solenne tomba del più glorioso figlio di Cairo e della Val Bormida.

Questa terra non ha dimenticato G. C. Abba. Il suo insegnamento sociale vive nella Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cairo Montenotte, che egli stesso volle ed a lui è intitolata. La S.O.M.S. opera attivamente da 130 anni. Nella attigua Piazza Abba un monumento, opera del marchese Carlo Centurione, effigia l'austero busto della gloria valbormidese.

La piazza, la S.O.M.S., il monumento sono un angolo tutto di Abba nel cuore della città.

Nella centrale Via Roma di Cairo, un bel monumento bronzeo, opera del Biscarra, sull'angolo della casa in cui Abba abitò è un altro significativo ricordo del celebre cairese, dell'uomo, scrittore, poeta, e soldato, che mise la spada e la penna al servizio dell'unità nazionale.

Istituzioni scolastiche della Val Bormida portano il nome di Abba e ne ricordano il fecondo impegno educativo di insegnante nonché di autore di testi pedagogici.

Questi ultimi libri, forse meno noti, insieme con l'epistolario, i racconti, i discorsi, i saggi, le poesie e le opere più conosciute sono stampati nella prestigiosa edizione nazionale curata da una Commissione nominata dal Ministero per i Beni Culturali, promossa con un Decreto del Presidente Pertini nel 1981 e pubblicata dall'editrice Morcelliana di Brescia.

L'iniziativa sottolinea la portata dell'opera letteraria di G. C. Abba, autore degno di un'edizione nazionale e figura significativa nel panorama della letteratura italiana.

LORENZO CHIARLONE